Sacro Eremo di Montesenario – Novembre 2017

La morte ci ricorda che nella nostra vita sono in gioco forze più grandi di noi; che viene da oltre noi e va oltre noi, ci investe, ne siamo attraversati come da un flusso misterioso e potente. Questa nostra vita è  come un fiume  che non ha in sé la sua sorgente. Una fonte alimenta il nostro andare, una fontana di vita che non viene mai meno, che è fedele. E va la nostra vita come un fiume, accarezza le sue rive, lambisce le sponde, sfiora le persone,  perde, le ritrova, dona fecondità e frescura,  talvolta   sembra    cambiare direzione, ma non si perde mai. O rapido o lento, il fiume della vita va verso  la sua foce. E alla fine si getta in uno slargo, nella vastità di un oceano che ha nome Dio. La morte è quando il corso del fiume, prima limitato, prima costretto tra due sponde, si libera invece nella immensità. Dilaga  nell’infinito. Il fiume raggiunge la sua meta: noi  raggiungiamo quella nostra condizione perduta, raggiungiamo il contatto amoroso con la vita senza cui non saremmo venuti al mondo. Dove saremo solo una goccia di vita nel mare della vita. E se non saremo più questa goccia d’acqua con questa forma, saremo però sempre l’acqua di questa goccia, l’acqua di questa mia vita non si perderà più.        La nostra esperienza sostiene che tutto va dalla vita verso la morte, la fede dichiara che tutto va da morte a vita, che l’evidenza della morte è una illusione. Dal santuario di Dio che è la terra, e dove nessun uomo può restare a vivere, le porte della morte conducono verso l’esterno: Ma su cosa si aprono i battenti di questa porta? Non lo sai ?Si aprono sulla vita!  (Ermes Ronchi)

 

David Turoldo canta:
“Dio, per te non esiste la morte,
noi non andiamo a morte per sempre,
il tuo mistero trapassa la terra,
non lascia il vento dormire la polvere.
Tutta la polvere attende il tuo soffio
e freme e palpita come all’origine
forme di vita vivendo innumeri:
morte non v’è nell’intero creato.
Vorremmo come in un giorno di sole
Cantarti, Dio, perché certi di vivere
perché la vita sei tu, o Creatore “

 

Preghiera di p. Giovanni Vannucci
Breve è il giorno, effimeri siamo: breve è lo spazio di luce, ma colmo di riflessi e di richiami all’Eterno. Prendici per mano, Signore Gesù, insegnaci che, oltre questo mondo visibile, vivono realtà che solo il cuore può intuire. Facci il dono di credere che nessuna vita muore. Si può, come te, anche camminare sanguinando se questo serve a lasciare una traccia, a segnare una strada. Insegnaci a fare armonia tra le cose materiali e quelle spirituali, tra la luce e la tenebra, la gioia e il pianto, la vita e la morte.

 

Salmo 129: RICHIESTA DI PERDONO
Cantico del pellegrinaggio. È uno dei salmi penitenziali. ra recitato mentre veniva offerto il sacrificio di espiazione. Partendo dalla coscienza di essere peccatore, il salmista celebra la bontà mi­sericordiosa di Dio che ha gusto nel perdonare.
Spesso gli sbagli ci portano al pessimismo. Il modo migliore di chiedere perdono è quello di riscoprire il vero volto di Dio, ritro­vare fiducia in lui, in noi stessi e negli altri.

In un momento di più lucida coscienza
degli sbagli della mia vita, mi rivolgo a te, Signore.
Ti supplico, presta attenzione alla mia preghiera
e accoglila con benevolenza.
Se tu, Signore, fossi uno
che tiene scrupolosamente il conto
di ogni mio peccato,
sarei sempre nell’angoscia,
prigioniero della disperazione più nera.
Tu, invece, sei un Dio di misericordia;
tuo gusto è perdonare; così ritrovo fiducia
e la gioia di ritornare a te. Ho fede in te, Signore.
Mi accorgo ogni giorno di più che la tua parola mi incoraggia più che condannarmi
come un operaio che fa il turno di notte
scruta con impazienza lo sbiancarsi del cielo,
anch’io aspetto con gioiosa trepidazione di incontrarmi con te.
Sono sicuro di trovare in Dio amore vero, che non delude, e la libertà di un uomo maturo.
Credenti, che formate la comunità del Signore, abbiate sempre fiducia in Dio; vi libererà da tutte le vostre colpe.

 

CONTRIBUTO ALLA RIFLESSIONE
“Quando farai vela per Itaca desidera che la strada sia lunga, piena di avventure, piena di esperienze.Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi, né l’ira di Nettuno: niente di simile mai troverai sulla tua strada se la tua mente naviga alta, e scelta è l’e­mozione che tocca la tua anima e il tuo corpo. Non incontrerai i Le­strìgoni, né i Ciclopi, né il feroce Nettuno se non li porti dentro il tuo cuo­re, se non li innalza il cuore davanti a te.

Desidera che la strada sia lunga, e siano numerosi i mattini d’estate in cui con gioia – oh quale gioia! – tu entrerai in porti visti per la prima volta. Fai scalo agli empori fenici e acquista quanto hanno di più bello: coralli e madreperle, ebano, ambra e voluttuosi profumi di ogni specie: compra voluttuosi profumi, quanto più puoi. In Egitto visita molte città, e non smettere mai d’imparare dai loro sapienti. Sempre Itaca ci sia nella tua mente: arrivarci è tuo destino.

Ma non affrettare il tuo viaggio: meglio che duri lunghi anni, e vecchio tu giunga all’isoletta già ricco di quanto hai guadagnato lungo la strada, senza aspettare ricchezze da Itaca: Itaca t’ha dato il bel viaggio: senza di lei non ti mettevi in cammino, altro non ha da darti. Anche se la trovi povera, Itaca non t’ha ingannato: così saggio come sei dopo tante espe­rienze, ormai hai capito cosa significa viaggiare in cerca d’Itaca” (Kostantirios Kavafis)