LETTERA DA MONTESENARIO – Novembre 2018

LETTERA DA MONTE SENARIO
Mese di novembre 2018

PACIFICAZIONE CON NOI STESSI
Una domanda precisa a ciascuno di voi “Tu vuoi bene a te stesso?”. Sono sicuro che otterrete una lunga serie di inequivocabili “No”. E non è una posa, è vero. E’ probabilmente vero anche per molti di voi che state leg¬gendo.
Cerchiamo una riprova: voi siete tutti persone educate; perciò quando uscite di casa al mattino e incontrate la portinaia in fondo alle scale le fate un sorriso e le dite : “Buongiorno!”.
Ma quando al mattino incontrate voi stessi riflessi nello specchio del bagno, subito dopo esservi alzali dal letto, sono certo che non vi dite “Buongiorno!”, o almeno mollo pochi di voi lo fanno. E neppure vi sorridete. Anzi, è proprio il momento in cui vi piacete di meno, vi trovale mille difetti , vi fate le boccacce. Provate domattina a fare la stessa cosa con la portinaia; e poi scappate rapida¬mente, perché se vi tira dietro la scopa ha perfettamente ragione . Questa è una delle prove, la più clamorosa, forse, ma non la più importante, che trattale voi stessi peggio della portinaia; è la prova che non vi piacete, non vi stimate, non vi volete bene. Ciascuno di noi si sottomette a un lavoro molto faticoso, per farsi volere bene dagli altri ; e non sa quanto tem-po della sua vita passerà insieme con quelle persone. Non fa niente invece, o ben poco, per voler bene a se stesso, mentre una delle poche certezze di questo mondo, forse l’uni¬ca, è che ciascuno di noi vivrà con se stesso per tutta La vita. E può essere estremamente sgradevole passare tutta la vita insieme con una persona che non ci piace molto, che non amiamo e che non stimiamo. Una brutta condanna, che non ci sentiremmo di infliggere al nostro peggiore nemico; perché in questo ca¬so insieme non significa solo nella stessa stanza, ma addirittura nella stessa pelle. Non c’è da stupirsi che molte persone siano perennemente inquiete, irascibili o depres¬se, alla ricerca di una improbabile soluzione all’esterno di sé. La convivenza con se stessi può arrivare a limiti di sgradevolezza insopportabili, può veramente rovinare tutta la vita. Perché è una convivenza (una condanna) a vita, proprio come un ergastolo.
La conseguenza di queste considerazioni è che, se non si vuole lasciare tutto come sta, ma si vuole anzi che le cose cambino in meglio, bisogna entrare nell’ordine di idee di piacersi, di stimarsi, di volersi bene. Il come viene dopo: prima bisogna convincersi che è necessario, che è possibile, che è lecito. Perché a qualcuno sembrerà addirittura una cosa sconveniente, amare se stesso: una sorta di narcisismo, qualcosa di scorretto e di inconfessabile. Cominciamo a riconoscere queste strane ottiche di falso moralismo; e rendiamoci conto che la lezione anche morale che ci arriva dai grandi maestri è ben diversa. Cristo, che penso possa essere considerato da tutti una persona che non parlava a caso, ha detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. La parola come, in seguito interpretata in modo molto diverso, stabilisce in realtà una uguaglianza, come in una equazione. Vuol dire, in pratica, di dare la stessa misura di amore a noi stessi e agli altri; ed es¬sendo una equazione il discorso rimane valido anche all’inverso: “Ama te stesso come il prossimo tuo”. Ciascuno dei due oggetti dell’amore è la misura dell’altro: non gli altri più di te, non te più degli altri. Ma neppure meno, mi pare ovvio.
Bisogna che ci rendiamo conto che questa è veramente l’unica via per arrivare a vivere nella maniera migliore: noi e anche gli altri. Perché se continuiamo a portarci dentro questo blocco di sentimenti negativi nei nostri confronti, ben difficilmente potremo dare e ricevere amore. Non si può dare quello che non si ha: non si può dare amore se non ci si ama, stima se non ci si stima, serenità se si è inquieti, equilibrio se non si è in equili¬brio.
Ecco allora che amare se stessi, invece di essere quella brutta azione egoistica che sem¬brava, diventa in questa ottica un presuppo¬sto insostituibile per poter amare concreta¬mente gli altri; e si capisce perché si sente di¬re sempre più spesso, anche se in maniera non molto chiara, che per poter dare qualco¬sa agli altri bisogna prima lavorare su se stes¬si. Perché è illusorio pensare di poter compensare la vita da ergastolano, insieme a un se stesso sgradevole, con la ricerca affannosa di gradevolezza da parte degli altri. Rimane tutto falso, perché falso è il presupposto di base. (NP)..

LETTERA DA MONTESENARIO – Agosto 2018

LETTERA DA MONTE SENARIO

La liturgia della solennità dell’Assunta ci propone da meditare il canto di Maria :l Magnificat.
L’anima mia magnifica il Signore! Che mi piace tradurre così: cerco nel cuore le più belle parole, l’anima danza per il mio amato. Cerco le più belle parole, le migliori che ho ,le più belle che so. Elisabetta ha introdotto
la melodia, ha iniziato a battere il ritmo dell’anima, e Maria è diventata musica e canta. Il suo corpo si trasforma in salmo, individuale prima e poi collettivo. Inizia con lo sguardo posato sulla sua vicenda personale e poi si allarga al popolo e va fino ad abbracciare le generazioni che verranno .Una ragazzina, una adolescente capace di sentire in grande, di pensare in grande, radicata nella sua casa ma con le finestre spalancate ai grandi venti
della storia. Una ragazza coraggiosa e libera, credente gioiosa, che descrive una storia totalmente altra, la rivoluzione di Dio. E l’esultanza del magnificat nasce da qui, dal vangelo della vita: Dio viene come vita. Non manda eserciti, ma le armi della luce. Non invia legioni di angeli ma vita nel grembo delle madri .Nel disegno cosmico della salvezza la rappresentazione più luminosa della divina opera creatrice consiste nella procreazione umana. Dio agisce nella storia non con le gesta spettacolari di grandi eroi, ma attraverso il miracolo umile e strepitoso della vita: un ventre che lievita,
una ragazza che dice sì, un grembo sterile che è fiorito e in cui, nell’abbraccio delle madri, danza di gioia un bimbo di sei mesi. Santa Maria assunta in cielo, vittoriosa sul drago, vestita di luce, portatrice di vita, fa scendere su di noi una benedizione di speranza, consolante, su tutto ciò che rappresenta il nostro male di vivere: benedizione
sugli anni che passano, sulle tenerezze negate, sulle solitudini patite, sul decadimento di questo nostro corpo, sulla corruzione della morte, sulle sofferenze dei nostri cari, sul nostro piccolo o grande drago rosso, che ci insidia ma che non vincerà, perché la bellezza è più forte della violenza. Santa Maria ci aiuti ad abitare la terra come Lei, benedicendo le creature e facendo grande Dio. Ci aiuti a camminare portati dall’avvenire di cielo che è già in noi, da un futuro che cresce e si arrampica in questo nostro cuore opaco come un germoglio di luce. (Ermes Ronchi)

Preghiera
Benedetta Tu fra le donne che sono tutte benedette.
A tutti i frammenti di Maria, a tutti gli atomi di Maria
sparsi nel mondo e che hanno nome donna,
rivolgiamo oggi la nostra benedizione
e quella del cielo.
Ave, o donna, che tu sia piena di grazia, che con te sia la forza dello Spirito Santo. Che sia benedetto e benefico
all’umanità il frutto del tuo grembo, il frutto di tutta la
tua vita.
Che tu possa pacificare la terra, riconciliare i fratelli nemici, far risorgere Abele, cancellare Caino,
ricondurre tutta la terra al Padre, nell’amore del Figlio, nella grazia dello Spirito. Amen
(Giovanni Vannucci )

LETTERA DA MONTESENARIO – Marzo 2018

LETTERA DA MONTE SENARIO

All’interno dell’ultima cena   si situa il problema di Giuda; il testo dice: “mentre cenavano e il diavolo che ha i suoi progetti su Giuda, allora si alzò da tavola e depose le vesti..”. Quindi, proprio lì dove comincia la lavanda dei piedi, Giovanni irrompe con questa realtà di contrapposizione che è quella di Satana e Giuda. Gesù decide di dare la vita per i suoi, ma tra questi suoi, come protagonista fondamentale c’è Giuda, c’è colui che rifiuta e tradisce, c’è il peccato, ci siamo noi ; c’è tutto il problema di cosa vuol dire riconciliazione in rapporto con questa Eucaristia, simboleggiata nella lavanda dei piedi. Il rapporto con Giuda ha qui la funzione di rivelare in modo privilegiato che cosa vuol dire che Gesù ama i suoi fino alla fine. D’altra parte questo è normale  : dove si vede la misura di un amore ? Lì dove l’amore si scontra con il rifiuto, la resistenza, il tradimento. E’ lì che si vede se l’amore è capace di andare fino in fondo, è capace di arrivare alla fine  ; è facile amare chi ci ama ! Il problema è che cosa fa il nostro amore quando siamo davanti a coloro che invece ci odiano. La vera lotta, il vero scontro è tra Gesù e Satana. E Giuda è in questo momento il discepolo in pericolo. Il discepolo che deve prendere una decisione difficile.

E Gesù lo sa.

E proprio perché è una decisione difficile, proprio perché quello è il discepolo in pericolo, Gesù porta il suo amore fino alla fine per quel discepolo, oltre che per tutti gli altri. E’ Giuda sotto la minaccia e perciò potremmo dire, in qualche modo, oggetto di un amore particolare. E come si manifesta adesso questo amore particolare di Gesù ? Innanzitutto la lavanda dei piedi. Badate, quando Gesù lava i piedi ai suoi, Giuda è lì, non se ne è ancora andato. Non  ha ancora deciso. Dunque, quel gesto così forte che Gesù fa, che è quello di significare la sua vita, non lo fa solo per Pietro, con cui dialoga, non solo per gli altri discepoli, ma lo fa  anche per Giuda. Gesù lava i piedi di Giuda. E con questo gesto Gesù sta dicendo a Giuda : guarda che io ho deciso di dare la mia vita per te. Eccola.
(pof.ssa  Bruna Costacurta)

LETTERA DA MONTESENARIO – Febbraio 2018

Lettera apostolica del santissimo Padre in Cristo e Signore nostro
Leone XIII  con la quale sono decretati gli onori dei Santi ai Beati VII Fondatori dell’Ordine della Beata Maria Vergine 22 gennaio 1888

LETTERA DA MONTE SENARIO

Firenze, la madre e nutrice di grandi e santi uomini, ha generato nel secolo tredicesimo dopo Cristo sette di questi intercessori: ce ne rallegriamo vivamente con la nostra Italia. Questi sono i loro nomi: Bonfiglio Monaldi, Bonagiunta di Manetto, Manetto dell’Antella, Uguccione degli Uguccioni, Amadio degli Amidei, Sostegno dei Sostegni, e Alessio Falconieri.
Essi, trovandosi a vivere in tempi turbolentissimi, sia  per il terribile e tristissimo scisma di Federico II, sia per le sanguinose discordie civili che minacciavano di annientare la civiltà cristiana trascinandola in un precipizio, ritennero che non adoperandosi per opporsi a tanti mali ci si separava  dalla religione e dai comandamenti di Cristo. Si iscrissero perciò a un’associazione di uomini devoti, già sviluppatasi a Firenze, che per le lodi rivolte alla Beata Vergine (lodavano infatti la Vergine affinché per mezzo di lei Cristo nostro redentore e giudice fosse propizio) era contraddistinta con il titolo di Laudesi, e in breve avvenne che per la loro virtù e i loro esempi quella pia società crescesse fino a duecento uomini, ragguardevoli per censo e nobiltà. Ciò accadde circa l’anno del Signore 1233. Nello stesso anno, mentre i sette Uomini nel giorno dedicato alla Vergine accolta in Cielo pregavano con maggiore fervore nella predetta associazione, sembrò loro di vederla e di udirne l’invito a intraprendere un genere più perfetto di vita, abbandonare la nobiltà della famiglia e le ricchezze e dedicarsi completamente al servizio di Cristo. i Sette distribuirono ai poveri il rilevante patrimonio e, indossato il cilicio sotto vesti vilissime e logore, si ritirarono nel medesimo anno, nel giorno natalizio della Beatissima Vergine,  in una piccola casetta di campagna a Villa Camarzia, vicino alla città.
Qui poi stabilirono per sé queste osservanze: prediligere Dio, stando uniti tra loro con somma carità; amare il prossimo; domare il corpo con continui tormenti, alimentare lo spirito con una assidua contemplazione e preghiera, rendendolo celeste, per quanto è possibile sulla terra.
Gli impegni che si erano proposti li portarono con l’aiuto di Dio a tale perfezione che i fiorentini, ammirati dalla loro perseveranza in un genere di vita estremamente difficile, li reputarono più che uomini e Dio confermò l’opinione del popolo con un grandissimo e dolcissimo miracolo.
Si narra infatti  che mentre i nostri compagni andavano elemosinando, per vivere, alle porte delle case, non solo i bambini ma anche i neonati li acclamarono con queste parole: “Ecco i servi della Beata Maria Vergine: ecco i servi della Beata Maria Vergine”.….dopo questo miracolo i Sette Beati, spinti dall’umiltà e insieme dal  desiderio di meditare lontano dalle folle, in maniera più tranquilla e quindi più approfondita, i misteri della Passione del Signore e i dolori della santissima Vergine, si ritirarono sul Monte Senario.
Quanto grandi poi siano state qui la loro santità, l’austerità, la concordia, la manifestazione sincera e superiore alla misura umana  delle altre virtù, in particolare della fede, della speranza e della carità, lo annota con queste parole Benedetto XIV:  i Sette Fondatori vissero nell’eremo così piamente e santamente e con tanta mortificazione dei sensi.
Vivevano  infatti in grotte, accontentandosi solo di acqua e di erbe; e frattanto castigavano il corpo con veglie e cilici per ridurlo a servizio dello spirito. Avvenne quindi che si verificasse un frequente concorso di persone all’eremo: molte di esse desideravano ardentemente di unirsi come compagni ai nostri Beati.…………avvenne la terza domenica di quaresima nell’anno 1239: i sette Beati videro una piccola vite, da loro piantata poco prima sul Monte Senario, ridondante improvvisamente  di fiori, di fronde e di grappoli copiosissimi.
La Vergine clementissima non solo ispirò, ma apparendo ai Beati l’anno seguente 1240, nel giorno della Parasceve, indicò ed espose tutta la natura del futuro Ordine. Dispose che i nuovi membri dell’Ordine, vestiti di una veste nera, andassero ricordando i suoi dolori; comandò che osservassero la regola di sant’Agostino; consacrò poi il nome  della famiglia religiosa, quello cioè di “Servi di Maria”.

INIZIO DI QUARESIMA – Febbraio 2018

Sacro Eremo di Montesenario – Mercoledì 14 febbraio 2018 .

INIZIA LA QUARESIMA

Il tempo del Sacramento quaresimale abbraccia   la successione di quaranta giorni a partire dal  mercoledì  delle Ceneri fino alla domenica delle Palme .In  questo  periodo la liturgia è dominata da alcuni temi fondamentali , cui accennerò brevemente in questa riflessione : il numero quaranta, le ceneri, il deserto, il diavolo tentatore .

Il numero quaranta

Il numero quaranta  è, nel linguaggio religioso, un numero simbolico: sottolinea la fase critica  che precede  una trasformazione, il passo avanti nello sviluppo  della coscienza, il compimento di un ciclo e il suo  passaggio a un ordine differente di pensiero, di azione  e  di vita .

Le Ceneri.

La cenere di cui veniamo cosparsi è ricavata dai rami dell’ulivo, benedetti il giorno delle Palme dell’anno pre­cedente. La cenere di ulivo che viene posta sulla fronte dei fedeli non è segno di cordoglio, ma è la rianimazione, attraverso il rito, della nostra vita con la quintessenza dell’ulivo-Cristo. È un gesto tendente a renderci più vivamente partecipe delle forze redentive di Cristo. «Ricordati che sei un’essenza spirituale  e in  Cristo devi risorgere in una realtà spirituale».

 deserto

Il «deserto», come luogo dove lo Spirito conduce Cristo perché sia tentato dal Diavolo, costituisce l’ambiente  del periodo quaresimale. Il « deserto” non è uno spazio geografico, ma una situazione concreta  in cui l’uomo viene continuamente a trovarsi.

 

Il Diavolo

Nel « deserto » Cristo e con lui noi uomini incontriamo il  Diavolo. Etimologicamente significa quella potenza misteriosa che attraversa il cammino verso Dio. Nella tentazione del deserto l’anima umana viene posta  davanti a un bivio: o aderire tenacemente  alla permanenza delle forme rifiutandone la distruzione, o accettare  quest’ultima per avanzare in nuovi orizzonti  vitali.(P.Giovanni Vannucci)

LETTERA DA MONTESENARIO – Gennaio 2018

Sacro Eremo di Montesenario – Gennaio 2018

LETTERA DA MONTE SENARIO

All’inizio del nuovo anno , la Chiesa celebra la solennità di Maria, santa madre di Diio. La maternità divina di Maria  è un dogma ,è una  verità  proclamata dal Concilio di Efeso nel 431.

La Theotokos  (genitrice  di Dio) è un mistero grande e stupendo.

Maria  è madre  di Gesù Cristo ,vero Dio e  vero uomo ,non solo di Cristo uomo ,ma del Cristo totale. La sua maternità divina  non   si limita e si   esaurisce  solo al   concepimento e al  parto e  ,ma  è una maternità che attraversa tutta  vita e il mistero  di Cristo. Maria per trent’anni   è vissuta insieme a Gesù e Giuseppe  nel silenzio e vivendo  sulla terra una vita  come  tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro.
Antonino Bello la descrive così: ”La Vergine Maria non è vissuta  sulle nuvole. I suoi pensieri non erano campati in aria. Viveva una vita comune a tutti.
Simile, cioè, alla vita della vicina di casa. Beveva l’acqua dello stesso pozzo. Pestava il grano nello stesso mortaio. Si sedeva al fresco dello stesso cortile. Anche lei arrivava stanca alla sera, dopo una giornata di lavoro. Le sorprese, però, non sono finite, perché venire a sapere che la vita di Maria fu piena di sollecitudini familiari e di lavoro come la nostra, ci rende questa creatura così inquilina con le fatiche umane, da farci sospettare che la nostra penosa ferialità  non debba essere poi così banale come pensiamo”. Dopo trent’anni di silenzio Gesù inizia il suo ministero pubblico  e Maria lo segue,  lo  ascolta  mentre proclama la nuova strepitosa notizia, lo  sostiene nelle sue difficoltà e  lo accompagna con l’affetto di madre  nelle relazioni conflittuali con alcune persone ed istituzioni. Ella le è accanto: quando il  potere socio-economico  lo contesta perché smaschera  la loro  cattiva amministrazione, quando  la sua parentela  considera suo figlio  un pazzo, -quando i capi religiosi  lo perseguitano e lo osteggiano perché predica e annuncia un messaggio rivoluzionario che mette in crisi le istituzioni della classe sacerdotale. La sua maternità divina  raggiunge la sua pienezza  nel momento in cui  partecipa alla  sua passione e accetta   la sua morte di croce, fonte di salvezza e di liberazione dal peccato e dalla morte .
La sua maternità non finisce con la morte di Cristo  ,ma Cristo stesso  la trasferisce ,la dona al discepolo che egli amava (simbolo di tutta la chiesa) : “Donna ecco tuo figlio. Giovanni ecco tua madre”. Maria è stata una madre silenziosa e sapiente .L’evangelista Luca annota annota :Maria da parte sua  custodiva  tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Maria medita  come sia possibile tenere insieme gli estremi: una stalla e sopra di essa una moltitudine di angeli,  un bambino che piange e il Verbo che è presso Dio.
La debolezza e la forza, la divinità e  l’umanità, il cielo e la terra. Questi estremi sono come delle tessere   che verranno messe  insieme  come in un mosaico nel  venerdì santo quando  lei  sta sotto la croce. . E’ in quel momento che tutto diventa chiaro. Santa Maria nel mistero di Cristo ha avuto un ruolo importante . Ella è stata madre ,compagna, discepola e collaboratrice nel piano della salvezza .L’essere stata madre di Dio  è  stato un privilegio che il Signore le ha concesso .Di  fronte a questo privilegio siamo colti da stupore e fa nascere in noi un interrogativo : noi dobbiamo solo  ammirare e contemplare   oppure possiamo diventare anche madri di Cristo? Sant’Agostino risponde: ”SI lo possiamo “
Si possiamo diventare anche noi madri di Cristo quando siamo generatori di vita, di bellezza, di amore ,di pace, di speranza  e di fiducia, quando incarniamo la parola di Dio che ascoltiamo  quotidianamente ,quando rivestiamo la parola di Dio di carne e   di concretezza..

ANNNO 2018
Affidiamo il nuovo anno alla provvidenza di Dio.. Cosa ci riserverà l’anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: il Signore mi farà grazia, che vuol dire: il Signore si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me. Mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni; posso anche andare lontano, ma Lui camminerà con me; nelle mie prove dure Lui si chinerà su di me; posso cadere a terra, farmi del male e Dio si legherà  cora di più, si chinerà più profondamente su di me. Il Signore è curvo su ciascuno di noi   perché vuole che non gli sfugga un solo nostro  sospiro, che non vada perduta una sola nostra  lacrima.

Qualunque cosa accadrà quest’anno, Dio mi sorriderà. Nostro  compito per l’anno che viene è di benedire tutti: i nostri fratelli e sorelle, ogni  persona che incontreremo sulla nostra  strada.

NATALE E FESTIVITA’ 2017

ORARI DEL MESE DI DICEMBRE

GIORNO 24
Domenica:
Alle ore 23,00 Veglia di Natale
Segue la messa di mezzanotte

25 Dicembre
SOLENNITA’ DEL NATALE DEL  SIGNORE 

26 Dicembre
Festa di S: Stefano. L’orario delle messe è festivo

31 Dicembre
Dopo la messa delle ore 17 Canto del TE DEUM
e alle  ore  21,30 CANTO dell’inno  AKATHISTOS

Ogni venerdì
alle ore 18 Lectio divina

MOSTRA
Nella Sala-Mostra  verranno esposti presepi artigianali e  piccoli presepi di altre nazionalità
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La comunità dei frati ti  augura.
BUON NATALE  e BUON ANNO NUOVO

LETTERA da MONTE SENARIO
(dicembre 2017)

Notte Santa

Questo dobbiamo pensare, credo, per poter vivere anche noi il mistero della nascita di Cristo. In quella notte cercate di immergervi nella tenebra più fitta, ove risplende la luce divina, nel silenzio più assoluto, dove risuona la parola eterna che prende carne. In quella notte santa cerchiamo di essere anche noi il fanciullo eterno che nasce continuamente nelle tenebre, nel silenzio, nella lontananza da tutte le organizzazioni umane, nella semplicità, nella povertà più assoluta.  Io spero che Cristo, il Verbo di Dio, nasca veramente nella mia coscienza come nella vostra coscienza, in questo Natale.

Una grotta
Dove nasce il Figlio di Dio? Cristo nasce in una grotta, neppure in una casa, in una capanna, in una baracca costruita da mano d’uomo: nasce in una grotta, in un rifugio naturale, dove vanno gli animali per ripararsi dalle intemperie. Perché questo? Perché le opere di Dio non hanno niente a che fare con le opere dell’uomo. Fosse nato in una casa povera, Cristo sarebbe stato accolto con diffidenza dai ricchi. Fosse nato in una casa di ricchi, sarebbe stato accolto con diffidenza dai poveri. Cristo è di tutti. Per lui non ci sono le categorie costruite da noi uomini, ricchi e poveri, proletari e non proletari. E ancora cosa significa che il figlio di Dio nasca nel profondo della terra, in una grotta.  Cos’è la grotta? È la profondità della terra, è la profondità della coscienza dell’uomo, dove il Verbo di Dio discende. Che rivelazione meravigliosa è questa e quanta gioia ci deve dare! Quando leggiamo gli studi degli psicologi moderni, specialmente di certe scuole, la scuola freudiana ad esempio, rimaniamo sgomenti nel vedere quanti serpenti, quanti animali violenti sono nel nostro intimo, nel nostro inconscio. Ed è vero: in noi ci sono delle passioni innominabili, delle passioni sfrenate, delle passioni di violenza, di cupidigia, di avidità, di sensualità, che spesso si rivelano improvvisamente a noi, e rimaniamo stupiti di trovare in noi una fossa di serpenti. Il fatto che Cristo, la Parola di Dio, nasca nel profondo della grotta ci deve dare una grande speranza. Nella nostra grotta, nel nostro pozzo, non ci sono soltanto dei serpenti, delle tendenze spaventose che, quando si manifestano, ci riempiono di terrore; in noi c’è il Figlio di Dio, con la sua tenue luce che vuole illuminarci, che risplende sulle nostre tenebre, la cui bontà e grazia colpisce le teste di tutti gli animali che sono nel nostro essere, per ucciderli e trasformarli in elementi di vita.(…) Dobbiamo sentire la grotta non soltanto come spazio geografico, ma come spazio psicologico: in noi nasce il Figlio di Dio. Angelo Silesius, nel suo libro Il viandante cherubico, dice: «Inutilmente Cristo nasce in Betlemme se non nasce in te».  Siamo noi che dobbiamo diventare coscienti che nella nostra grotta c’è il bambino divino che vuole crescere, illuminarci, trasformarci, e deve nascere in noi. E in noi nasce quando riusciamo a fare silenzio, ad avvolgerci di tenebra

Fragile come un bambino
Come si rivela il Figlio di Dio nel momento della sua nascita? Se pensate ad altre manifestazioni del divino, contenute nell’Antico testamento, notate subito la differenza. Sul Monte Sinai Dio si rivela come il potente, tra folgori e tuoni e lo sgomento del popolo. A Betlemme rivela la sua onnipotenza nell’impotenza totale di un bambino che è bisognoso di tutto: di una culla, di braccia che lo accolgano, di mammelle che gli diano il latte, del calore, della protezione, della vigilanza più assoluta. Dio è l’inerme. Così si rivela a noi: è il fanciullo che nasce. Dobbiamo riuscire a togliere dalla nostra mente tutte le visioni e le figure con le quali spesso raffiguriamo il mistero divino: il re di tremenda maestà, il re onnipotente, padrone della vita e della morte. Quando si è rivelato, si è rivelato come impotente, perché la potenza di Dio è il rovescio di tutte le potenze degli uomini. È la potenza dell’amore, è la potenza del pane, è la potenza del fanciullo. (G.Vannucci)

 

AVVENTO 2017

INIZIO AVVENTO: 3 dicembre 2017

PELLEGRINAGGIO
Domenica 3 dicembre da Campomigliaio a Monte Senario

CONCERTO
Ore 16,00 In chiesa, CONCERTO Minima Choralia dell’Associazione Musicale Fiorentina.

ORARI PELLEGRINAGGIO:
Ore 4,45 ritrovo al Circolino di Campomigliaio (S. Piero a Sieve)
Ore 5,00 breve preghiera e  partenza
Durante il percorso ci saranno tre tappe.
-la prima   a  PINZULETI
-la seconda a Badia di   BONSOLLAZZO
-la terza AI PIEDI DI MONTE SENARIO di fronte all’edicola della Madonna
– Ore 8,00 santa messa-Ore 8,45 colazione
– Ore 9,45 incontro sul tema :”AVVENTO TEMPO DI SPERANZA”.

——–Se dovesse piovere  si salirà in macchina ——

Per informazioni:
p.Nando  tel.339 2878018
Ore 4,45 Circolino di Campomigliaio (S.Piero a Sieve, 7Km) per iniziare  l’avvento: cammino verso il Natale
– Difficoltà. Media
– Dislivello: 575
– Lunghezza:km. A/R 14 km
– Tempo previsto comprensivo di soste: ore 5
– Mezzi: propri
– Dalle ore 5,00 alle 8,00

E’ tradizione che un piccolo gruppo di amici iniziano i tempi forti dell’anno liturgico (Avvento e Quaresima) con un pellegrinaggio a piedi  da Campomigliaio a Monte Senario (7 km )La comunità dei frati di Monte   Senario desidera   mantenere   viva questa tradizione ,  partecipare  attivamente  all’organizzazione e  dare un’accoglienza fraterna ai pellegrini .
Accompagnatori: Umberto Marmugi – Gianluca Paladini – Prenotazioni e informazioni Padre Nando cell.:3392878018: Umberto cell. 3381083785, Gianluca cell. 3400934918.

PROGRAMMA DETTAGLIATO DEL PELLEGRINAGGIO:
Ritrovo al Circolino di Campomigliaio (S. Piero a Sieve) alle ore 4.45 e partenza alle 5.00, dove svolteremo a destra; subito dopo aver attraversato il ponte della ferrovia percorriamo una strada stretta con un piccolo ponte che attraversa il torrente Garza e proseguiamo ancora per un po’ in salita fino a scorgere sulla destra il parcheggio del cimitero di Cpomigliaio.
Qui faremo la preghiera alla madonna che ci illumini la via del nostro pellegrinaggio.
Il punto di Partenza è situato a m. 246 s.l.m. Teniamo la destra in direzione Sud per il sentiero n. 60, che sale costeggiando campi incolti, fino a raggiungere la casa colonica di Poderuzzo; dopo un centinaio di metri ci teniamo sulla sinistra (direzione sud-est) con il sentiero Cai 00 (Via degli Dei), i segni in bianco e in rosso si distinguono bene su un traliccio in cemento. La strada prosegue per un lungo tratto in salita fino a raggiungere il Podere Pinziberti, m 425, punto di confine fra Vaglia e San Piero a Sieve, qui faremo la seconda sosta con un minuto di riflessione accompagnato da una preghiera. Si continua salendo fino al crocevia segnato 00 (via degli Dei), da qui la strada si riduce a un sentiero campestre che si inoltra nel bosco misto di quercia e palina, fino a collegarci con la strada della Tassaia, a sinistra in direzione est, si prosegue per Badia del Buonsollazzo, m. 541 (punto panoramico), con vista sul territorio del Mugello e sul bacino di Bilancino. Qui avremo modo di fare anche un piccolo spuntino con una breve sosta, si riprende il cammino sulla strada mantenendo la destra fino a scorgere l’entrata del sentiero segnato per Montesenario. Si sale un sentiero stretto costeggiando il bosco si raggiunge la fattoria La Sodera, proprio di fronte ad essa si apre un ampio spazio di campo che taglieremo salendo sulla sinistra di fronte alla casa, fino a riprendere il nostro sentiero 00 Fi-Bo (Via degli Dei). Si continua ancora per un breve tratto in salita fino a raggiungere il crocevia di Porticciola, m. 687, segnato con una Croce che collega i comuni di Firenze-Vaglia-Borgo S. Lorenzo. Da qui poi ci dirigiamo verso il Tabernacolo dedicato alla Madonna, dove ci fermeremo per fare una preghiera di ringraziamento, è l’ultimo accesso che ci porta dritti al Monastero, dove ci aspetta padre Nando, pronti per assistere alla funzione della SS. Messa delle ore 8, verso le 9 ci aspetta la colazione che i Frati servi di Maria ci hanno riservato, dopo la colazione il programma prosegue con l’incontro dal Tema ”AVVENTO tempo di speranza proposto  da Padre Nando. Verso le ore 10,30 ci congediamo con un arrivederci alla prima domenica di Quaresima che cade il 14 febbraio. Si riprende il cammino si ritorna sui nostri passi in direzione di Porticciola e poi giù a ripercorrere il sentiero che avevamo fatto in salita.

PROGRAMMA DEL CONCERTO (Dalle Ore 16.00, In Chiesa):
Rorate coeli (gregoriano)
Ave Maria Arcadelt
A Clare benediction
As torrent
Angels carrol’s
The Lamb
Hindemit (da 1 a 4)
Medley di Natale (Hark the Herald, Deck the hall, Cantate Domino, Ecco ‘l Messia).
Si alterneranno alcune letture con i canti. Le letture saranno le traduzioni dei testi più una o due poesie di avvento

 

INIZIATIVE  PER IL TEMPO DI AVVENTO
Nei giorni feriali :Alle ore 7,00  mentre si canta l’inno “Rorate” (1)
Mentre si accende la candela  della corona dell’Avvento il celebrante dice:”Fratelli e sorelle, in questo Tempo di Avvento, siamo chiamati a camminare incontro al Signore che viene.
Di  giorno in giorno  la luce della sua Parola ci rischiara e ci guida verso il Natale del Signore.”E poi si procede con la recita dei salmi  e l’eucaristia.

Dal 17 al 23 dicembre,
Alle ore 19,00:
cantiamo nei Vespri alcune antifone particolari. Cominciano tutte con l’esclamazione di ammirazione: “O” (da qui il loro nome popolare di“grandi antifone O”). Si tratta di ardenti invocazioni rivolte dalla Chiesa al suo Salvatore. Queste antifone cantano di volta in volta i diversi aspetti messianici del Salvatore Gesù
Alle ore 20,45:
Cantiamo la  prima parte dell’inno Akathistos
Sabato ore 12,15 Cantiamo l’ “ Angelus Domini “Testo preparato dalla  Commissione liturgica dei Servi  di Maria

Nei giorni festivi
Al termine della messa:-breve preghiera mariana -Canto mariano
Giorno 7 ore 21,00 Veglia Mariana ( fra Eliseo)
Giorno 8 Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Giorno 22 Giornata di silenzio e di riflessione
Giorno 24 Domenica Mariana Alle ore 23,00 Veglia di NataleSegue la messa di mezzanotte

PRESEPIO In chiesa fra Roger  è già al lavoro per allestire il presepio e la corona d’Avvento.
MOSTRA Nella Sala-Mostra  verranno esposti presepi artigianali e  piccoli presepi di altre nazionalità.

LIBERTA’ dello SPIRITO

Sacro Eremo di Montesenario – Novembre 2017

Segnaliamo   un libro prezioso che  affascina lettore proponendo il silenzio e la preghiera..
di Giovanni Vannucci.
(Ediz. C.E.N.S)

Giovanni Vannucci frate servo di Maria …. io non so quanti sono coloro che godono di sentirsi debitori verso questo frate, soprattutto per la sua fedeltà silenziosa, per la sua intensa sofferenza accettata per amore… Un esempio raro di « monaco nel mondo e soldato nel deserto ». Bi­sogna sentirlo parlare di contemplazione, per convincerci dì quanto la nostra vista « secolare » è depauperata.

Da anni egli visse alle Stinche, in un eremo, nella casa di San Pietro, presso Panzano, in quel di Greve. « Una vecchia idea maturata nella sofferenza e nella speranza trovava il suo compimento in questa forte solitudine: il nostro sogno è di rivivere nella semplicità le grandi linee del monachesimo: il silenzio, il lavoro, l’ospitalità, la comunione col visibile e l’Invisibile ».

Ora il monachesimo domanda uomini di tempra fortissima. Abbia­mo capito la vanità di tante parole in voga, come « aggiornamento », « comprensione dei tempi » ecc., e scoperto l’imperitura attualità della « metànoia » cui sempre ci richiama Cristo. Metànoia è orien­tamento differente; visione delle realtà create con l’occhio dell’uomo illuminato dalla luce divina; passaggio dalla consueta coscienza del­l’uomo normale alla sopra-coscienza dei figli di Dio; transito dal continuo variare delle passioni umane nell’immutabilità, di un amore cosciente per tutti gli esseri. Questo è possibile solo a chi ha rag­giunto la capacità- di ascoltare il silenzio.

Cosi l’autore e il messaggio di questa preziosissima opera: « La libertà dello Spirito ».
P.David Turoldo

LETTERA DA MONTESENARIO – 11. 2017

Sacro Eremo di Montesenario – Novembre 2017

La morte ci ricorda che nella nostra vita sono in gioco forze più grandi di noi; che viene da oltre noi e va oltre noi, ci investe, ne siamo attraversati come da un flusso misterioso e potente. Questa nostra vita è  come un fiume  che non ha in sé la sua sorgente. Una fonte alimenta il nostro andare, una fontana di vita che non viene mai meno, che è fedele. E va la nostra vita come un fiume, accarezza le sue rive, lambisce le sponde, sfiora le persone,  perde, le ritrova, dona fecondità e frescura,  talvolta   sembra    cambiare direzione, ma non si perde mai. O rapido o lento, il fiume della vita va verso  la sua foce. E alla fine si getta in uno slargo, nella vastità di un oceano che ha nome Dio. La morte è quando il corso del fiume, prima limitato, prima costretto tra due sponde, si libera invece nella immensità. Dilaga  nell’infinito. Il fiume raggiunge la sua meta: noi  raggiungiamo quella nostra condizione perduta, raggiungiamo il contatto amoroso con la vita senza cui non saremmo venuti al mondo. Dove saremo solo una goccia di vita nel mare della vita. E se non saremo più questa goccia d’acqua con questa forma, saremo però sempre l’acqua di questa goccia, l’acqua di questa mia vita non si perderà più.        La nostra esperienza sostiene che tutto va dalla vita verso la morte, la fede dichiara che tutto va da morte a vita, che l’evidenza della morte è una illusione. Dal santuario di Dio che è la terra, e dove nessun uomo può restare a vivere, le porte della morte conducono verso l’esterno: Ma su cosa si aprono i battenti di questa porta? Non lo sai ?Si aprono sulla vita!  (Ermes Ronchi)

 

David Turoldo canta:
“Dio, per te non esiste la morte,
noi non andiamo a morte per sempre,
il tuo mistero trapassa la terra,
non lascia il vento dormire la polvere.
Tutta la polvere attende il tuo soffio
e freme e palpita come all’origine
forme di vita vivendo innumeri:
morte non v’è nell’intero creato.
Vorremmo come in un giorno di sole
Cantarti, Dio, perché certi di vivere
perché la vita sei tu, o Creatore “

 

Preghiera di p. Giovanni Vannucci
Breve è il giorno, effimeri siamo: breve è lo spazio di luce, ma colmo di riflessi e di richiami all’Eterno. Prendici per mano, Signore Gesù, insegnaci che, oltre questo mondo visibile, vivono realtà che solo il cuore può intuire. Facci il dono di credere che nessuna vita muore. Si può, come te, anche camminare sanguinando se questo serve a lasciare una traccia, a segnare una strada. Insegnaci a fare armonia tra le cose materiali e quelle spirituali, tra la luce e la tenebra, la gioia e il pianto, la vita e la morte.

 

Salmo 129: RICHIESTA DI PERDONO
Cantico del pellegrinaggio. È uno dei salmi penitenziali. ra recitato mentre veniva offerto il sacrificio di espiazione. Partendo dalla coscienza di essere peccatore, il salmista celebra la bontà mi­sericordiosa di Dio che ha gusto nel perdonare.
Spesso gli sbagli ci portano al pessimismo. Il modo migliore di chiedere perdono è quello di riscoprire il vero volto di Dio, ritro­vare fiducia in lui, in noi stessi e negli altri.

In un momento di più lucida coscienza
degli sbagli della mia vita, mi rivolgo a te, Signore.
Ti supplico, presta attenzione alla mia preghiera
e accoglila con benevolenza.
Se tu, Signore, fossi uno
che tiene scrupolosamente il conto
di ogni mio peccato,
sarei sempre nell’angoscia,
prigioniero della disperazione più nera.
Tu, invece, sei un Dio di misericordia;
tuo gusto è perdonare; così ritrovo fiducia
e la gioia di ritornare a te. Ho fede in te, Signore.
Mi accorgo ogni giorno di più che la tua parola mi incoraggia più che condannarmi
come un operaio che fa il turno di notte
scruta con impazienza lo sbiancarsi del cielo,
anch’io aspetto con gioiosa trepidazione di incontrarmi con te.
Sono sicuro di trovare in Dio amore vero, che non delude, e la libertà di un uomo maturo.
Credenti, che formate la comunità del Signore, abbiate sempre fiducia in Dio; vi libererà da tutte le vostre colpe.

 

CONTRIBUTO ALLA RIFLESSIONE
“Quando farai vela per Itaca desidera che la strada sia lunga, piena di avventure, piena di esperienze.Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi, né l’ira di Nettuno: niente di simile mai troverai sulla tua strada se la tua mente naviga alta, e scelta è l’e­mozione che tocca la tua anima e il tuo corpo. Non incontrerai i Le­strìgoni, né i Ciclopi, né il feroce Nettuno se non li porti dentro il tuo cuo­re, se non li innalza il cuore davanti a te.

Desidera che la strada sia lunga, e siano numerosi i mattini d’estate in cui con gioia – oh quale gioia! – tu entrerai in porti visti per la prima volta. Fai scalo agli empori fenici e acquista quanto hanno di più bello: coralli e madreperle, ebano, ambra e voluttuosi profumi di ogni specie: compra voluttuosi profumi, quanto più puoi. In Egitto visita molte città, e non smettere mai d’imparare dai loro sapienti. Sempre Itaca ci sia nella tua mente: arrivarci è tuo destino.

Ma non affrettare il tuo viaggio: meglio che duri lunghi anni, e vecchio tu giunga all’isoletta già ricco di quanto hai guadagnato lungo la strada, senza aspettare ricchezze da Itaca: Itaca t’ha dato il bel viaggio: senza di lei non ti mettevi in cammino, altro non ha da darti. Anche se la trovi povera, Itaca non t’ha ingannato: così saggio come sei dopo tante espe­rienze, ormai hai capito cosa significa viaggiare in cerca d’Itaca” (Kostantirios Kavafis)